
ESCLUSIVA CP – Luigi De Rosa: “Bari e Cosenza, vi racconto il mio calcio romantico”
In esclusiva, ai microfoni di Calciopanchina di Niccolò Brancati, presentiamo Luigi De Rosa – allenatore professionista, considerato un riferimento sportivo e umano
Presentata da Niccolò Brancati, ecco l’intervista che ci ha concesso il mister De Rosa, a cui vanno i più sinceri ringraziamenti per la sua disponibilità.
NB: Buongiorno a tutti i nostri amici lettori del sito CalcioPanchina di Niccolò Brancati. Oggi abbiamo il piacere di avere con noi il mister Luigi De Rosa. Grazie per essere qui! Buon giorno mister, iniziamo questa intervista presentandoti ai nostri lettori.

LDR: Buongiorno, è un piacere anche per me. Ciao Niccolò: Sono Gigi De Rosa. Per chi ha qualche anno in più o segue assiduamente il calcio del meridione, il mio nome è indissolubilmente legato al rettangolo verde. Sono nato a Bari, ma calcisticamente e umanamente sono diventato un cosentino d’adozione: con la maglia rossoblù ho vissuto gli anni più intensi della mia carriera da centrocampista, arrivando a essere il secondo giocatore con più presenze nella storia del club. Terminata la carriera da calciatore, l’amore per la tattica e per il campo mi ha spinto verso la panchina. Ho guidato diverse squadre sia come allenatore che come vice, conseguendo nel tempo il patentino UEFA Pro e assumendo la presidenza dell’AIAC Calabria.
Quando non sono su un campo di calcio, mi rigenero sul litorale tirrenico a San Lucido, dedicandomi alla pesca dei ricci di mare. Buona cucina e ottima compagnia sono le mie altre grandi passioni: amo infatti condividere la tavola e i sapori del territorio con gli amici del cosentino e non solo.
NB: Guardando alla sua carriera, qual è stato il momento che considera più significativo e che ha contribuito maggiormente alla sua crescita come uomo e come calciatore?
LDR: Se guardo indietro alla mia carriera, il momento più significativo, sia a livello umano sia calcistico, è stato senza dubbio il passaggio dal settore giovanile alla prima squadra del Bari. Ricordo in particolare l’ultimo anno con la Primavera e quel blocco straordinario di ragazzi con cui ho condiviso l’intera trafila. Siamo promossi in prima squadra praticamente tutti insieme: penso a compagni come Giovanni Loseto, Nicola Caricola e Angelo Terracenere. Vivere quel salto nel calcio dei grandi circondato dagli amici con cui ero cresciuto calcisticamente ha reso tutto più speciale. È stato un periodo fondamentale per la mia crescita: mi ha insegnato il valore del gruppo, il senso di appartenenza a una maglia e mi ha dato le basi e la maturità necessarie per affrontare il professionismo.
NB: Lei è ricordato con grande affetto dai tifosi del Cosenza Calcio. Quale legame conserva ancora oggi con la città e con i sostenitori rossoblù?
LDR: Il legame che mi unisce a Cosenza e ai tifosi rossoblù è qualcosa di indissolubile e profondo. Sono arrivato in città nell’anno della storica promozione dalla Serie C1 alla Serie B “stagione 1987/1988”, un momento magico che ha cementato subito il nostro rapporto.
In totale sono rimasto nove anni: nove stagioni intense in cui sul campo ho sbagliato veramente poco, dando sempre tutto me stesso per quella maglia. Credo che il segreto di questo affetto reciproco sia racchiuso in una regola d’oro: nel calcio, se non dai, non puoi ricevere. I tifosi cosentini hanno sempre apprezzato la mia totale dedizione, il mio impegno e la mia onestà calcistica, e ancora oggi mi ricambiano con un calore e un rispetto straordinari che mi porto sempre nel cuore.
NB: Quali caratteristiche dovrebbe avere oggi un giovane calciatore per riuscire a emergere in un ambiente sempre più competitivo?
LDR: Oggi la competitività nel calcio è altissima. Siamo arrivati a livelli di preparazione atletica e tattica davvero elevati. Per riuscire a emergere in questo contesto, un giovane non può più essere statico o rigido in un solo ruolo. La qualità fondamentale è la polivalenza: un calciatore moderno deve saper fare più cose e occupare più zone di campo. Soprattutto, deve essere in grado di comprendere e sviluppare i principi di gioco collettivi della squadra, adattandosi rapidamente alle diverse situazioni della partita. La tecnica e il fisico da soli non bastano più; servono intelligenza tattica, duttilità e una grandissima rapidità di pensiero.
NB: C’è un allenatore, un compagno di squadra o una figura del calcio che ha influenzato particolarmente il suo percorso professionale?

LDR: Se penso a come valorizzare i giovani, il mio punto di riferimento resta Enrico Catuzzi, mio allenatore per tre anni nella Primavera del Bari, purtroppo scomparso nel 2006. Lui era incredibilmente avanti con i tempi: già nel biennio 1978-1979 applicava metodologie rivoluzionarie come la zona totale, il pressing a invito, i movimenti codificati e un’organizzazione di gioco modernissima. Stava avanti a tutti.
Da lui ho appreso tantissimo, così come ho cercato di assorbire il meglio da ogni allenatore che ho avuto nella mia carriera. Ancora oggi, nel mio modo di allenare, sviluppo alcuni dei lavori che facevo con lui. Credo che per far crescere i giovani talenti oggi serva proprio questo: tornare a proporre quel tipo di coraggio, di organizzazione e di metodologie didattiche sul campo, capaci di dare ai ragazzi un’identità e un’intelligenza tattica superiori.
NB: Qual è la sua opinione sull’attuale situazione del calcio italiano e quali interventi ritiene necessari per valorizzare maggiormente i giovani talenti?
LDR: Il problema principale oggi è che le nuove generazioni giocano troppo poco a calcio. Manca il tempo e, soprattutto, manca il calcio di strada. Ai miei tempi la strada aiutava tantissimo: giocando quattro o cinque ore al giorno in spazi stretti, noi della vecchia generazione apprendevamo e memorizzavamo naturalmente le basi della tattica individuale. Oggi molti ragazzi abbandonano lo sport presto e si fa fatica a valorizzare i talenti di casa nostra. Credo che per invertire la rotta servano interventi concreti sulle regole: si potrebbe pensare di imporre l’obbligo di schierare più giovani, magari limitando il numero di quattro o cinque “Over” per squadra, e al tempo stesso porre un limite al numero di calciatori stranieri. Ci sono tantissimi ragazzi italiani che meriterebbero molte più opportunità di quelle che ricevono attualmente.
NB: Obiettivi per il suo futuro?
LDR: Il mio obiettivo attuale è quello di fare da “bussola” ai giovani lupi del Cosenza e non solo. Desidero trasmettere loro i segreti tecnici appresi dai grandi maestri che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia carriera, ma soprattutto i valori sani dello sport: il senso di appartenenza e il rispetto profondo per la maglia che si indossa.
Il mio desiderio è continuare a lavorare in un contesto professionistico stimolante e positivo. Io mi sento sempre un uomo di campo e la mia priorità assoluta resta l’attività agonistica. Cosenza è casa mia e poter guidare le nuove generazioni rossoblù in un percorso di crescita sportiva e umana è lo stimolo più grande per il mio futuro.
NB: L’ultima domanda riguarda noi, conosci CalcioPanchina.it? Cosa pensi del sito?
LDR: Lo conosco bene e vi faccio i miei complimenti! È un sito dinamico, aggiornato e con un’identità molto chiara. C’è bisogno di un giornalismo sportivo che analizzi il calcio con passione e competenza, e voi lo fate nel migliore dei modi. Bravi!
NB: Grazie mille per aver risposto alle nostre domande, a presto e in bocca al lupo per tutto!
LDR: Niccolò ringrazio Te e il Tuo sito. Un saluto a Te e ai lettori.
CalcioPanchina di Niccolò Brancati – Riproduzione riservata









