
ESCLUSIVA CP – Raffaele Pilato: “Le difficoltà della nazionale nascono da un problema strutturale”
In esclusiva, ai microfoni di Calciopanchina di Niccolò Brancati, presentiamo Raffaele Pilato – Consigliere del Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio “AIAC”, considerato un riferimento sportivo e umano
Presentata da Morena Castellana, ecco l’intervista che ci ha concesso il Consigliere AIAC Pilato, a cui vanno i più sinceri ringraziamenti per la sua disponibilità.
MC: Buongiorno a tutti i nostri amici lettori del sito CalcioPanchina di Niccolò Brancati. Oggi abbiamo il piacere di avere con noi il Consigliere Nazionale AIAC Pilato. Grazie per essere qui! Buon giorno Raffaele, da dove nasce la sua passione, e come ha preso forma il suo percorso da allenatore e tecnico?

RP: Buongiorno, è un piacere anche per me. Ciao Morena: la mia passione nasce dal legame autentico con il calcio vissuto fin da bambino, prima come momento di aggregazione e poi come vera scuola di vita. Nel tempo ho compreso che il ruolo dell’allenatore non riguarda soltanto l’aspetto tecnico o tattico, ma soprattutto la capacità di educare, guidare e trasmettere valori. Il percorso da allenatore si è costruito passo dopo passo, attraverso studio, formazione continua, esperienza sul campo e confronto quotidiano con colleghi, dirigenti e giovani calciatori. Ho sempre cercato di vivere questo ruolo con senso di responsabilità, considerando il calcio uno strumento importante di crescita umana e sociale oltre che sportiva.
MC: Dai primi passi in Calabria fino al ruolo nazionale di oggi, quanto hanno inciso il territorio, le esperienze e le figure che hanno accompagnato la sua crescita professionale e umana?
RP: La Calabria ha inciso profondamente nella mia formazione personale e professionale. È una terra che ti insegna il valore del sacrificio, della determinazione e del senso di appartenenza. Crescere in un territorio complesso ma ricco di umanità ti porta a dare ancora più valore alle opportunità e al lavoro quotidiano. Nel mio percorso sono state fondamentali le esperienze maturate sul campo e l’incontro con persone che hanno saputo trasmettermi competenza, equilibrio e passione. Ogni confronto, ogni esperienza vissuta, anche le più difficili, hanno contribuito alla mia crescita umana prima ancora che professionale. Portare oggi la voce del territorio all’interno di un contesto nazionale rappresenta per me motivo di orgoglio ma anche una responsabilità importante.
MC: Oggi, nel suo ruolo nel Consiglio Nazionale dell’AIAC, quali responsabilità o progetti sente più vicini?
RP: Nel mio ruolo all’interno dell’AIAC sento particolarmente vicini tutti i progetti legati alla valorizzazione della figura dell’allenatore, soprattutto nei settori giovanili e nei territori periferici, dove spesso esistono grandi competenze ma minori opportunità. Credo fortemente nell’importanza della formazione continua, dell’aggiornamento professionale e della tutela del ruolo tecnico sotto il profilo umano, professionale ed etico. L’allenatore moderno deve essere preparato non solo dal punto di vista calcistico, ma anche educativo e relazionale. Tra gli aspetti che considero prioritari vi è anche la promozione di una cultura sportiva sana, fondata sul rispetto, sull’inclusione e sul contrasto a ogni forma di violenza o esasperazione nel calcio, soprattutto giovanile.
MC: E quale insegnamento raccoglie da figure storiche come Renzo Ulivieri portando allo stesso tempo il suo contributo, la sua visione e il suo tocco personale?
RP: Figure come Renzo Ulivieri rappresentano un punto di riferimento straordinario per tutto il movimento degli allenatori italiani. Da lui ho sempre apprezzato la capacità di coniugare competenza tecnica, equilibrio umano e forte senso etico del ruolo. L’insegnamento più importante è probabilmente quello di considerare l’allenatore non soltanto come un professionista del calcio, ma come una figura educativa e culturale, capace di incidere positivamente sulle persone. Nel mio piccolo cerco di portare un contributo fatto di ascolto, presenza sul territorio, attenzione ai giovani e sensibilità verso le dinamiche sociali che attraversano il calcio contemporaneo. Credo molto nel dialogo, nella condivisione delle esperienze e nella necessità di mantenere sempre vivo il rapporto tra calcio e valori.
MC: Guardando proprio a questa crescita del calcio italiano, come immagina il futuro della figura dell’allenatore, del tecnico di una squadra?

RP: Immagino una figura sempre più completa e multidisciplinare. Il calcio evolve rapidamente e con esso deve evolvere anche il ruolo dell’allenatore, che oggi è chiamato a gestire aspetti tecnici, psicologici, comunicativi ed educativi. La preparazione tattica resterà fondamentale, ma farà sempre più la differenza la capacità di creare relazioni, gestire gruppi e comprendere le esigenze delle nuove generazioni. L’allenatore del futuro dovrà essere competente ma anche empatico, autorevole ma capace di ascoltare. Allo stesso tempo sarà fondamentale preservare i valori autentici del calcio, evitando che risultati e pressioni facciano perdere di vista la funzione educativa dello sport.
MC: Dopo le dimissioni del Presidente FIGC, quale riflessione sente di fare sul momento che sta attraversando il calcio italiano e sulla futura governance federale?
RP: Le recenti dimissioni di Gabriele Gravina rappresentano un passaggio importante per il calcio italiano e aprono inevitabilmente una fase di riflessione che coinvolge tutto il movimento sportivo nazionale. Nel corso del Consiglio Direttivo ho espresso il mio pensiero sottolineando come questo momento potesse rappresentare anche un’opportunità propizia per avviare una fase nuova, fondata sul confronto, sulla condivisione e su una visione strategica più ampia per il futuro del calcio italiano. Credo che oggi sia necessario affrontare con coraggio alcuni temi strutturali che riguardano direttamente la crescita del nostro movimento e della stessa Nazionale italiana di calcio. Uno degli aspetti più delicati riguarda certamente la valorizzazione dei calciatori italiani. Sempre più spesso, infatti, assistiamo a squadre professionistiche, settori giovanili e formazioni Primavera composti in larga parte da giovani provenienti da altre nazioni. È una dinamica legata anche a logiche di mercato e di business che negli anni hanno inciso profondamente sulle strategie delle società calcistiche. Il calcio moderno vive giustamente una dimensione internazionale che rappresenta una ricchezza, ma credo sia altrettanto importante trovare strumenti e forme di regolamentazione capaci di incentivare concretamente la crescita, la formazione e l’utilizzo dei giovani calciatori italiani. Senza una programmazione attenta in questa direzione, il rischio è quello di impoverire progressivamente il bacino tecnico da cui la Nazionale può attingere per il proprio futuro. Le difficoltà vissute dall’Italia nelle ultime qualificazioni mondiali, a mio avviso, non possono essere ricondotte esclusivamente alla figura del Presidente Federale o del Commissario Tecnico di turno. Sarebbe riduttivo. Credo invece che ci troviamo davanti a un problema strutturale che nasce da lontano e che riguarda l’intero sistema calcio: dai vivai alla programmazione sportiva, fino alle politiche di valorizzazione dei giovani talenti italiani. Per questo ritengo che la futura governance federale debba avere la capacità di affrontare queste problematiche con visione, equilibrio e progettualità, mettendo al centro i giovani, i settori giovanili, la formazione tecnica e il rafforzamento dell’identità calcistica italiana, con l’obiettivo di garantire un futuro solido e competitivo al nostro movimento sportivo.
MC: E pensando alle nuove generazioni di allenatori e tecnici, quale messaggio, contributo vorrebbe lasciare nel calcio italiano?
RP: Alle nuove generazioni direi di non smettere mai di studiare, aggiornarsi e credere nel valore del lavoro quotidiano. Le competenze sono importanti, ma contano altrettanto l’equilibrio, l’umiltà e la capacità di costruire rapporti umani veri. Vorrei lasciare il messaggio che un allenatore può e deve essere anche un educatore, un punto di riferimento positivo capace di incidere nella crescita dei ragazzi non solo come calciatori ma come persone.
MC: Grazie mille per aver risposto alle nostre domande, a presto e in bocca al lupo per tutto!
RP: Morena ringrazio Te e il Tuo sito. Un saluto a Te e ai lettori.
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