
ESCLUSIVA CP – Marco Giustini: “Il ruolo chiave del match analyst nel calcio moderno”
In esclusiva, ai microfoni di Calciopanchina di Niccolò Brancati, presentiamo Marco Giustini – match analyst professionista, considerato un riferimento sportivo e umano
Presentata da Niccolò Brancati, ecco l’intervista che ci ha concesso il match analyst Giustini, a cui vanno i più sinceri ringraziamenti per la sua disponibilità.
NB: Buongiorno a tutti i nostri amici lettori del sito CalcioPanchina di Niccolò Brancati. Oggi abbiamo il piacere di avere con noi il match analyst Marco Giustini. Grazie per essere qui! Buon giorno mister, iniziamo questa intervista presentandoti ai nostri lettori.

MG: Buongiorno, è un piacere anche per me. Ciao Niccolò: sono Marco Giustini e lavoro come match analyst. Tengo a precisare fin da subito che non sono un allenatore, ma un professionista che ha scelto di specializzarsi nell’analisi delle dinamiche e delle emozioni del gioco del calcio, con l’ambizione di crescere e affermarsi sempre di più in questo ruolo. Attualmente sono alla seconda stagione in Serie D con il Desenzano Calcio con l’obiettivo di aiutare la società a conquistare una storica promozione in Serie C. In precedenza ho maturato diverse esperienze anche nel calcio professionistico, collaborando con società come Rimini, Olbia e Imolese. Non possiedo patentini UEFA da allenatore, ma sono in possesso del patentino da match analyst e dell’abilitazione all’utilizzo dei droni, strumento che fa parte integrante del lavoro quotidiano sul campo e dell’approccio moderno all’analisi della prestazione.
NB: Che tipo di formazione è più utile oggi per entrare in questo ruolo?
MG: Ritengo sia fondamentale partire da un percorso strutturato come l’acquisizione di un diploma o patentino che certifichi le competenze di base e fornisca una metodologia di lavoro solida. La metodologia non deve essere rigida, ma adattabile al contesto in cui si opera: all’ambiente, allo staff e soprattutto all’allenatore con cui si lavora. In questo percorso formativo, considero molto importante anche l’abilitazione e l’utilizzo del drone. È uno strumento ormai centrale nella ripresa degli allenamenti e dell’analisi della prestazione e va oltre qualsiasi categoria: dalla Serie A, dove è ampiamente richiesto, fino alla Serie D e all’Eccellenza. In alcuni casi, può rappresentare anche un elemento di accesso per entrare all’interno di una società. Accanto a questo, ritengo sempre più utile anche la conoscenza di software che non siano esclusivamente dedicati all’analisi video. Tutti gli strumenti ci permettono di velocizzare il lavoro finendo per semplificarlo e renderlo più efficace, aiutandoci nella gestione del tempo e nella qualità delle consegne allo staff. Un altro aspetto importante è avere una base nella lettura dei dati. Questo non significa saper programmare, ma saper interpretare i numeri, comprenderli e soprattutto contestualizzarli all’interno del gioco, trasformandoli in informazioni utili per l’allenatore e per lo staff. Accanto alla formazione teorica, diventa poi fondamentale maturare esperienza sul campo, anche partendo dai settori giovanili o dai campionati minori. Queste esperienze permettono di acquisire dimestichezza con l’analisi, con i tempi dello staff e con le dinamiche quotidiane del lavoro, così da farsi trovare pronti quando arriva un’opportunità più importante. Infine, un aspetto spesso sottovalutato ma decisivo è la capacità di creare relazioni e di saper stare all’interno di uno staff. L’obiettivo non è solo arrivare a un’opportunità in Serie C o in Serie D, dove il ricambio è frequente, ma saperla gestire senza bruciarsi quando quella possibilità arriva.
NB: Com’è strutturata una tua giornata tipo in settimana e nel giorno gara?
MG: In realtà il “giorno tipo” non esiste: esiste piuttosto una settimana tipo, perché ogni giornata è sempre condizionata dalla distanza dalla gara.
Partendo dal lunedì, il giorno successivo alla partita, la mattina è dedicata alle riunioni video: prima con lo staff e poi, solitamente verso le nove, con la squadra. Questo implica che la domenica sera sia spesso impegnativa, perché rivedere subito la gara è necessario, soprattutto quando il risultato non è stato positivo. Con il lunedì chiudiamo definitivamente l’analisi della partita appena giocata e iniziamo a preparare i video che verranno poi inviati ai giocatori il giorno successivo.
Il martedì è il giorno libero dagli allenamenti. Per me è una giornata chiave, perché la dedico alla conclusione dell’analisi video e dati sull’avversario della domenica successiva. È anche il giorno in cui condivido il primo materiale con lo staff.
Il mercoledì abbiamo un allenamento doppio: la mattina i giocatori lavorano solo in palestra e questo ci permette, come staff, di analizzare insieme tutto il materiale sull’avversario. In questa fase iniziamo a discutere e a definire le linee guida dell’approccio tattico alla partita e la struttura degli allenamenti settimanali. Nel pomeriggio c’è l’allenamento in campo e, la sera, inizio a decidere a grandi linee quali video mostrare alla squadra.
Il giovedì completo il lavoro sugli individuali e continuo l’analisi dell’avversario. Il venerdì porto avanti lo stesso lavoro e preparo il materiale definitivo che verrà mostrato il sabato. Aspetto volutamente l’ultimo allenamento, perché per me è fondamentale che i video siano il più possibile coerenti con le indicazioni e le scelte dell’allenatore emerse tra giovedì e venerdì.
Il sabato mattina presentiamo il video alla squadra. Nel pomeriggio invio gli individuali e, nei momenti liberi, continuo già a raccogliere informazioni sull’avversario successivo.
La domenica è il giorno della gara. Non appena ho la formazione avversaria cerco di capire rapidamente lo schieramento e, se necessario, fornisco allo staff o ai giocatori eventuali informazioni dell’ultimo minuto. Durante la partita mi occupo sia della ripresa in visione tattica sia della comunicazione con la panchina, attraverso una lavagna tattica che ci permette uno scambio continuo, sia visivo sia testuale. In caso di necessità, ovviamente, restiamo in contatto anche telefonicamente.
Al termine della gara c’è sempre un confronto con l’allenatore, anche perché la sera stessa si torna a rivedere la partita, dal momento che il lunedì mattina è già prevista la riunione video.
NB: Quali fasi dell’analisi ritieni più determinanti: pre-gara, live o post-gara?
MG: Da un punto di vista didattico, un’analisi pre-gara ben strutturata consente di arrivare alla partita con il minor numero possibile di imprevisti e, da questo punto di vista, rappresenta un aspetto determinante del nostro lavoro. Preparare la gara significa fornire allo staff strumenti di lettura che permettano di riconoscere situazioni, adattarsi e prendere decisioni più rapide. È chiaro che nel calcio contano i tre punti e non il modo in cui vengono ottenuti, ma proprio per questo ritengo che la capacità di leggere la partita e di offrire un supporto utile durante la gara possa diventare un reale valore aggiunto. Il focus principale, però, deve restare la qualità delle informazioni fornite allo staff nella fase di preparazione, più che la quantità di informazioni trasmesse durante i novanta minuti. La partita è determinante perché porta i punti, ma è la preparazione che mette lo staff nelle condizioni migliori per ottenerli. Per quanto riguarda l’analisi post-gara, pur riconoscendone l’importanza, la considero maggiormente di competenza dell’allenatore. Il confronto con lui è fondamentale, ma è poi il mister a dover gestire tempi, contenuti e modalità di restituzione nei confronti dei giocatori. Inoltre, non sempre il post-partita è direttamente funzionale alla gara successiva: anche in questo caso è necessario saper selezionare cosa è realmente utile e cosa, invece, rischia di diventare un focus poco coerente con l’obiettivo immediato. In definitiva, l’analisi deve sempre essere orientata al contesto e al momento della stagione, evitando di soffermarsi su elementi che, pur importanti, potrebbero distogliere l’attenzione dall’obiettivo principale: arrivare alla partita successiva nelle migliori condizioni possibili per conquistare i tre punti.
NB: Quanto è importante la fiducia tra match analyst e staff tecnico?
MG: La fiducia dell’allenatore è un aspetto fondamentale, perché il nostro lavoro ha senso solo se le informazioni che forniamo vengono credute, utilizzate e integrate nello staff. Il match analyst non deve dare tutte le informazioni possibili, ma quelle realmente utili all’allenatore e al suo modo di lavorare. Senza fiducia, il nostro lavoro diventa di fatto inutile. Per questo, la prima cosa da fare è sempre il confronto diretto con l’allenatore: parlare, capire di cosa ha bisogno, unificare il linguaggio e allinearci sulle priorità. È fondamentale comprendere non solo ciò che gli serve, ma anche ciò che non gli serve, il suo metodo di lavoro e il suo modo di interpretare il gioco. Da lì nasce la capacità di adattarsi alla sua metodologia, senza rinunciare però alla possibilità di fare proposte. Il rapporto ideale è basato su uno scambio continuo e proattivo: da una parte l’esperienza, la visione e la sensibilità calcistica dell’allenatore, che per noi rappresentano una grande occasione di crescita; dall’altra la nostra capacità di portare spunti, idee e riferimenti presi da altre realtà, da altre squadre e dallo studio quotidiano delle partite. In questo modo non si costruisce solo fiducia, ma una collaborazione reale, in cui l’allenatore percepisce di avere di fronte una figura competente, coinvolta e ossessionata dal miglioramento continuo, e non semplicemente qualcuno che si limita al compitino del taglio video.
NB: Quali software utilizzi maggiormente “video, dati, tracking” ?

MG: Il software che utilizzo maggiormente nel mio lavoro è Dartfish, un programma di videoanalisi che considero estremamente completo. Attraverso Dartfish riesco a svolgere praticamente il 100% del mio lavoro: dal caricamento delle partite al tagging, dalla creazione di effetti grafici statici e dinamici alla costruzione di playlist video, fino all’esportazione e alla condivisione dei contenuti con lo staff e i giocatori. È il software che utilizzo in modo continuativo, salvo rare situazioni di emergenza. Inoltre, Dartfish mi consente di gestire anche aspetti più pratici ma fondamentali, come la compressione dei video o la modifica delle dimensioni dei file. Questo è particolarmente utile quando si lavora con video pesanti, ad esempio in Full HD o con riprese effettuate tramite drone, evitando così di dover passare da altri software esterni. Un altro aspetto importante è la possibilità di realizzare direttamente all’interno di Dartfish presentazioni video e registrazioni dello schermo, il che mi permette di gestire anche le sedute video con la squadra utilizzando un unico strumento. Detto questo, ritengo fondamentale conoscere e saper utilizzare anche altri software, sia di videoanalisi sia strumenti gratuiti o applicazioni web. Avere più soluzioni a disposizione, soprattutto in caso di emergenza, è un valore aggiunto che può fare la differenza nella gestione del lavoro quotidiano. Per quanto riguarda invece la presentazione e la lettura dei dati, utilizzo ancora PowerPoint, che sto progressivamente cercando di sostituire con Canva per le presentazioni e Excel per l’analisi dei dati. Ultimamente sto anche sperimentando il supporto dell’intelligenza artificiale, in particolare tramite Google LM, come strumento di confronto e riflessione sui dati delle squadre avversarie, sempre con l’obiettivo di rendere l’analisi più efficace e funzionale allo staff.
NB: Obiettivi per il suo futuro?
MG: Nel breve periodo, è quello di vincere la Serie D con il Desenzano e riuscire così a riconquistare un’opportunità nel calcio professionistico. Parallelamente, il mio obiettivo personale è continuare a migliorarmi dal punto di vista lavorativo, sia in termini di qualità del lavoro che di professionalità, cercando ogni giorno di alzare il livello attraverso lo studio e la cura dei dettagli. Un altro obiettivo importante è completare anche un percorso di patentini UEFA, con l’idea di arrivare fino all’UEFA B. Non perché io voglia intraprendere la carriera da allenatore, ma perché ritengo sia un percorso didattico fondamentale per ampliare la mia comprensione del gioco, del campo e del lavoro quotidiano di uno staff tecnico. Guardando più avanti, il sogno resta quello di arrivare a lavorare in Serie A, ma mi piacerebbe farlo come match analyst riconosciuto per le proprie competenze e per il valore che è in grado di portare a una società, non semplicemente come “uno dei match analyst”. In parallelo, mi piacerebbe anche completare un percorso universitario legato ai Big Data e alla Statistica. È un progetto più lungo nel tempo, perché il lavoro e la famiglia occupano giustamente gran parte delle mie giornate, ma resta un obiettivo personale importante, che considero parte integrante del mio percorso di crescita professionale e umana.
NB: L’ultima domanda riguarda noi, conosci CalcioPanchina.it? Cosa pensi del sito?
MG: Assolutamente sì! Ritengo che CalcioPanchina sia sempre un’ottima fonte di spunti, sia dal punto di vista tattico, grazie all’analisi del gioco di diverse squadre, sia per quanto riguarda l’aspetto tecnologico applicato al calcio. In particolare, ammiro molto il lavoro di Niccolò, che riesce a conciliare l’attività quotidiana da match analyst con la continuità e la qualità di un progetto editoriale come un sito. È qualcosa di tutt’altro che scontato, soprattutto quando si lavora a tempo pieno all’interno di uno staff, dove tempi ed energie sono spesso completamente assorbiti dal campo. Proprio per questo considero CalcioPanchina un progetto di grande valore: non solo per i contenuti che propone, ma anche per la capacità di mantenere nel tempo una linea chiara, coerente e utile per chi lavora o vuole avvicinarsi a questo mondo.
NB: Grazie mille per aver risposto alle nostre domande, a presto e in bocca al lupo per tutto!
MG: Niccolò ringrazio Te e il Tuo sito. Un saluto a Te e ai lettori.
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