
ESCLUSIVA CP – Lorenzo Favaro: “La tecnologia al servizio del calcio: analisi e intuizioni per vincere”
In esclusiva, ai microfoni di Calciopanchina di Niccolò Brancati, presentiamo Lorenzo Favaro – match analyst professionista, considerato un riferimento sportivo e umano
Presentata da Niccolò Brancati, ecco l’intervista che ci ha concesso il match analyst Favaro, a cui vanno i più sinceri ringraziamenti per la sua disponibilità.
NB: Buongiorno a tutti i nostri amici lettori del sito CalcioPanchina di Niccolò Brancati. Oggi abbiamo il piacere di avere con noi il match analyst Lorenzo Favaro. Grazie per essere qui! Buon giorno mister, iniziamo questa intervista presentandoti ai nostri lettori.

LF: Buongiorno, è un piacere anche per me. Ciao Niccolò: Tutto è iniziato dal percorso di formazione. Insieme a Michele Salzarulo sono stato tra i primi Match Analyst certificati in Italia. Nel 2010, infatti, non esistevano ancora corsi federali dedicati: gli unici percorsi disponibili erano quelli organizzati dal CONI. È stato proprio durante uno di questi corsi che ci siamo conosciuti e che, per quanto mi riguarda, si è aperto un mondo destinato a diventare la mia professione. In quegli anni la Match Analysis era ancora un settore pionieristico. Le figure specializzate erano pochissime, soprattutto nel calcio professionistico, e praticamente inesistenti in quello dilettantistico. Proprio questa situazione mi ha spinto ad approfondire continuamente competenze e metodologie, in un ambito destinato a crescere rapidamente. Successivamente ho iniziato a collaborare con la software house spagnola Nacsport, azienda specializzata nello sviluppo di software per la video analisi. Questa esperienza mi ha consentito di entrare in contatto con diversi club di Serie A e con quelli che allora venivano definiti video analisti tattici, i precursori dell’attuale figura del Match Analyst. In quel periodo, in Italia, i principali strumenti utilizzati erano quelli sviluppati da Opta, SICS e Digital Panini. Parallelamente lavoravo come Match Analyst dell’Alto Vicentino, società militante nel campionato di Serie D. Sono stati anni ricchi di soddisfazioni: per tre stagioni consecutive abbiamo chiuso il campionato al secondo posto, stabilendo record di punti e di vittorie consecutive che, purtroppo, non furono sufficienti per conquistare la promozione diretta in Serie C. Quell’esperienza rappresentò un’importante occasione di crescita professionale, permettendomi di costruire relazioni con allenatori e società del calcio professionistico. Erano anche gli anni della crescita dei social network e iniziai a condividere quotidianamente il mio lavoro su Facebook e LinkedIn. Questa attività contribuì ad aumentare la mia visibilità e mi portò a collaborare con SICS, una delle principali realtà italiane nel settore della Match Analysis. Nello stesso periodo iniziai anche a partecipare come relatore alle lezioni del corso per Match Analyst del Centro Tecnico Federale di Coverciano, condividendo esperienze pratiche e metodologie di lavoro con i nuovi professionisti del settore. Nel frattempo ho continuato a investire nella mia formazione, conseguendo la qualifica di allenatore UEFA B e frequentando i primi corsi specialistici disponibili sul mercato, tra cui quelli organizzati da SICS e Opta. L’evoluzione naturale di questo percorso è stata la nascita della mia scuola privata, attraverso la quale oggi organizzo corsi di formazione dedicati ai futuri Match Analyst, con l’obiettivo di trasmettere competenze, metodo ed esperienza maturati in oltre quindici anni di lavoro sul campo.
NB: Ti sei ispirato a figure di riferimento del settore oppure hai costruito il tuo approccio in autonomia?
LF: A diciannove anni sognavo di diventare un calciatore, ma un infortunio alla spalla destra ha interrotto quel percorso. È stato proprio in quel momento che ho capito di voler rimanere nel mondo del calcio, mettendo le mie competenze al servizio dell’analisi e della preparazione tecnica. Nel 2006 lessi un articolo sulla Gazzetta dello Sport in cui Marcello Lippi elogiava il lavoro di Barconi per i suoi montaggi video tattici. Quella lettura fu per me una fonte di grande ispirazione. Già allora, infatti, con la mia squadra di calcio a 5 registravo le partite, realizzavo montaggi video e organizzavo riunioni di analisi tecnica, anticipando un ruolo che in Italia era ancora poco conosciuto. In quegli anni cercai di entrare in contatto con diverse società calcistiche italiane, ma la figura del Match Analyst era ancora agli albori e prevaleva una certa diffidenza nel condividere metodologie e conoscenze. Ho avuto però la fortuna di confrontarmi con professionisti come Antonio Gagliardi, Simone Baggio, Filippo Lorenzon e Alarico Rossi, oggi responsabile dell’area tecnica della Nazionale albanese. Ho conosciuto anche Michele Salzarulo, allora all’Inter, e Riccardo Scirea, figlio del grande Gaetano Scirea e tuttora nello staff della Juventus. Con tutti loro si è instaurato un rapporto di confronto continuo e di reciproco scambio di idee: siamo cresciuti professionalmente insieme, condividendo esperienze, progetti e una comune passione per l’analisi del gioco.
NB: Il tuo stile di analisi è più tradizionale oppure basato su metodologie innovative supportate dai dati?

LF: Direi di avere un approccio ibrido. Ho seguito un percorso di coaching che mi ha permesso di integrare la componente tecnica con quella relazionale, aiutandomi a comprendere quanto sia importante lavorare in sintonia con l’allenatore. Mi piace confrontarmi costantemente con lui, capire le sue esigenze e supportarlo nel raggiungimento degli obiettivi della squadra. Il mio punto di forza resta la tecnologia, in particolare la Match Analysis e tutto ciò che ruota attorno ad essa. Allo stesso tempo, però, considero fondamentale la componente umana e la qualità della comunicazione, perché credo che l’analista debba essere anche un facilitatore del processo decisionale. Ho maturato esperienza anche nell’analisi dei dati, collaborando con docenti universitari su progetti specifici. Ritengo però che la Data Analysis richieda solide competenze matematiche e di programmazione per essere sfruttata al massimo delle sue potenzialità. Per questo motivo, il mio approccio parte sempre dal video: la video analisi tattica rappresenta per me il punto di partenza per comprendere il gioco e interpretare ciò che accade in campo. In definitiva, credo molto nella sintesi e nella chiarezza comunicativa. I dati sono uno strumento prezioso, ma acquistano davvero valore solo quando vengono interpretati e messi al servizio della lettura tattica e delle esigenze dell’allenatore.
NB: Qual è, secondo te, il rapporto ideale tra video il Match Analyst e l’allenatore?
LF: Il rapporto ideale nasce dal lavoro condiviso, dentro e fuori dal campo, ogni giorno. È in questo contesto che si costruisce la fiducia e si imparano a cogliere le sfumature del metodo di lavoro del mister. Far parte dello staff tecnico è fondamentale per realizzare una videoanalisi tattica di qualità, capace di restituire un quadro fedele delle dinamiche di gioco. È un percorso che richiede tempo, dedizione e condivisione, ma essere parte integrante della “famiglia squadra” è ciò che consente di crescere davvero, valorizzando al massimo le proprie competenze e il proprio contributo.
NB: Ritieni che la match analysis possa essere utile nello sviluppo dei giovani calciatori?

LF: Assolutamente sì. La Match Analysis aiuta i giovani calciatori a comprendere i propri errori e a migliorarsi. Partecipare alle riunioni video, rivedere le proprie partite e confrontarsi sulle scelte tattiche, sia individuali sia di squadra, consente di ridurre la frustrazione e di aumentare la consapevolezza del proprio percorso di crescita. Un ragazzo che si abitua fin da giovane a questo tipo di lavoro sarà maggiormente preparato ad affrontare contesti più strutturati, come quelli della prima squadra. Purtroppo, nei settori giovanili italiani la video analisi non viene sempre utilizzata con una finalità realmente formativa. Spesso si replica un modello standardizzato senza trasformarlo in un autentico momento di apprendimento per il giocatore. Osservando un calciatore che debutta in Serie A, è possibile notare come il suo percorso sia spesso coerente con i dati raccolti negli anni precedenti. Tuttavia, in Italia manca ancora un sistema strutturato di raccolta e gestione dei dati: in molti casi è difficile reperire persino informazioni di base come presenze, gol, assist o cartellini. I club dovrebbero inoltre organizzarsi per monitorare in modo continuativo i parametri fisici e prestazionali, collegandoli ai risultati ottenuti, così da poter valutare con maggiore precisione il reale potenziale di ogni giocatore. La creazione di un archivio storico dei dati è ancora molto rara nel contesto italiano, mentre altri Paesi, come Inghilterra, Spagna, Germania e Belgio, sono decisamente più avanzati sotto questo aspetto. Anche la nostra Federazione dovrebbe ispirarsi a modelli virtuosi, come quello svizzero, dove per i club professionistici è obbligatoria la presenza di Match Analyst certificati e vengono messi a disposizione fondi specifici per la raccolta, l’analisi dei dati e la video analisi delle partite dei settori giovanili. In Italia manca ancora una metodologia condivisa e unificata, ma la sua introduzione rappresenterebbe un passo fondamentale per monitorare in modo efficace la crescita dei giovani calciatori e valorizzarne il talento nel tempo.
NB: A tuo avviso, come evolverà la figura del Match Analyst nei prossimi anni?
LF: Nei prossimi cinque anni è ragionevole prevedere una trasformazione significativa del ruolo dell’analista sportivo, trainata dalla rapida evoluzione delle tecnologie digitali. La crescente diffusione dell’intelligenza artificiale, unita all’utilizzo di dati GPS, dati biometrici ed eventi di gioco, consentirà di sviluppare modelli di analisi sempre più accurati e predittivi, in grado di supportare con maggiore efficacia il processo decisionale di allenatori e staff tecnici. In questo contesto, gli analisti più giovani, caratterizzati da competenze interdisciplinari che integrano statistica, informatica, data science e conoscenze calcistiche, saranno particolarmente avvantaggiati. La capacità di interpretare grandi quantità di dati, automatizzare i processi di analisi e trasformare le informazioni in indicazioni operative rappresenterà un requisito sempre più strategico per le società sportive. L’analisi delle prestazioni evolverà progressivamente da una funzione prevalentemente descrittiva a un approccio sempre più predittivo e prescrittivo, contribuendo non solo alla valutazione delle performance, ma anche alla pianificazione degli allenamenti, alla prevenzione degli infortuni e all’ottimizzazione delle strategie di gioco.
NB: Per concludere, quale consiglio daresti a chi vuole intraprendere questa carriera?
LF: Direi di avere fame, curiosità e determinazione. Non bisogna aspettare che qualcuno ti chiami: bisogna andare sui campi, filmare le partite, realizzare sintesi, pubblicare i propri lavori e confrontarsi con gli altri. Servono costanza, metodo e tanta voglia di migliorarsi. Il Match Analyst deve essere pronto a mettersi in gioco, ma anche capace di fermarsi e riflettere quando sente di aver perso la passione per questo percorso. È un lavoro che richiede sacrificio, impegno e dedizione, ma se affrontato con entusiasmo e perseveranza può regalare grandi soddisfazioni.
NB: Grazie mille per aver risposto alle nostre domande, a presto e in bocca al lupo per tutto!
LF: Niccolò ringrazio Te e il Tuo sito. Un saluto a Te e ai lettori.
Potete seguire i progetti e gli aggiornamenti di Lorenzo Favaro direttamente sul suo sito web: www.lorenzofavaro.com
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